05 luglio 2011
Morte e risurrezione nei miti agricoli arcaici, precursori di molte religioni attuali.
| Morte e risurrezione nei miti agricoli arcaici, precursori di molte religioni attuali | |||||||
|
Al termine della glaciazione di Wurm, circa 12.000 anni fa, le culture umane dedicate alla caccia cominciano a perdere attualità in favore di un nuovo stile di vita basato sulla coltivazione della terra. Le popolazioni del decimo millennio a.C. cominciano a dedicarsi alla coltivazione sistematica di cereali e leguminose, e subito dopo all’allevamento di animali. La civiltà ne risulta grandemente rivoluzionata. Il passaggio dalla condizione di perpetui migranti inseguitori di selvaggina, al nuovo assetto di gruppi stanziali, ha comportato una profonda modificazione delle condizioni di sopravvivenza e soprattutto del concetto di tempo, che ora risulta strettamente collegato al mutare delle stagioni e alle epoche di semina e di raccolta. |
|||||||
![]() |
Non possiamo dimenticare che anche la religione più diffusa in occidente, quella cristiana, è basata su un Padre che offre il suo Figlio perché muoia, e possa poi risorgere per assicurare vita eterna a tutti i suoi credenti.
|
||||||
|
Passando da una attività che dava riscontri immediati, quale la caccia, ad un’altra con effetti decisamente ritardati (semina, coltivazione, raccolto) la conseguenza è stata quella del sorgere di nuovi miti e nuovi modi di rapportarsi alla natura sconosciuta. Non si guarda più allo spirito madre degli animali che bisogna compiacere per poter usufruire dei frutti della caccia senza offenderlo; ora si comincia a guardare alla terra, considerata come il ventre di una grande madre che può partorire i suoi frutti ma ha bisogno di tempo per concepirli e portarli a maturazione. Diventa indispensabile, a questo punto, conoscere profondamente i ritmi naturali, l’avvicendarsi delle stagioni, i fenomeni atmosferici. Questi ultimi vanno controllati con riti magici, mentre la fertilità della terra diventa l’essenza stessa di una nuova divinità. I cicli della vegetazione (nascita, crescita, morte) che sono i suoi tratti più specifici, vanno completati con un fenomeno che appare presto imprescindibile: la natura per rinnovarsi ha bisogno di morire. |
|||||||
![]() |
|||||||
| Affresco raffigurante il culto di Mitra |
|||||||
|
Le popolazioni agricole del neolitico ebbero ben presente che allo spirito madre dei vari animali da cacciare si sostituiva una divinità diversa e più potente, lo spirito della madre terra. La certezza della presenza di un simile dio era diffusa tra tutte le popolazioni agricole, anche diverse e lontanissime. La consapevolezza generalizzata della necessità che un dio morisse e risorgesse per portare vita al popolo, si tradusse in mille modi diversi di chiamare quel dio ed in mille culti diversi volti a celebrare la sua morte e la sua resurrezione. E’ fuor di dubbio che una infinità di culti nati dalle civiltà agricole avevano come base la morte e risurrezione di un dio. Così ad esempio nella religione egizia si celebra il culto di Osiride, ucciso e fatto a pezzi, che poi però riesce a fecondare la moglie Iside. Altrove Osiride era conosciuto come Adone o Attis, o Tammuz. I miti intorno alla figura di Tammuz, dio della vegetazione, hanno un andamento assai lineare rispetto a quanto abbiamo detto: la sua storia e composta da due parti. Nella prima parte il dio muore e discende agli inferi; la natura abbandonata deperisce e muore a sua volta. Nella seconda parte il dio risorge, la natura gioisce e torna anch’essa a vivere.In Grecia, nacque il romantico mito di Demetra, la Madre dei cereali e di sua figlia Persefone. Lo stesso impianto mitico si ritrova anche in Perù: le divinità arcaiche sacrificano il loro figlio e dal suo corpo nasce il mais. |
|||||||
![]() |
|||||||
| Il mito di Osiride in una raffigurazione originale |
|||||||
|
Tutti i miti delle prime culture agricole parlano invariabilmente di una divinità morta, seppellita, smembrata, in poche parole donata alla terra, per rinnovane l’attività generativa. Il dio (o il sacrificato) subiscono la sorte della spiga di grano, che deve morire ed essere disgregata per dare frutto. Non possiamo dimenticare che anche la religione più diffusa in occidente, quella cristiana, è basata su un Padre che offre il suo Figlio perché muoia, e possa poi risorgere per assicurare vita eterna a tutti i suoi credenti. |
|||||||
![]() |
|||||||
|
|
|
|
|||||
| BUON ORTO A TUTTI!!! | |||||||
22:16
Scritto da: coltivarelorto
| Link permanente | Commenti (0)
| Trackback (0) |
Segnala
| Tag: riti agricoli, agricoltura neolitica, antichi culti agricoli, morte e risurrezione della natura, attis, adone, bacco, tammuz, osiride, religioni di morte e risurrezione, coltivare l’orto, coltivare | OKNOtizie |
Facebook



































